0%

I Mercedari ad Aragona: origini di una presenza a servizio della comunità *

Data:
18 Giugno 2026

I Mercedari ad Aragona: origini di una presenza a servizio della comunità *

La storia dell’arrivo dell’Ordine della Mercede ad Aragona è stata più volte illustrata da studiosi aragonesi. In questo breve intervento vogliamo soffermarci in particolare su un documento contenuto nel nostro Archivio Storico Diocesano, cioè la Bolla del Vescovo Mons. D’Amico che approvava la fondazione del Convento dei padri Mercedari in Aragona nella già esistente Chiesa della Madonna del Rosario[1].

Anzitutto rileviamo che ad Aragona arrivarono i Mercedari della recollezione, cioè i riformati, nati in seguito alle istanze del Concilio di Trento.

L’ordine della Mercede nacque sotto l’impulso di San Pietro Nolasco nel 1218 con lo scopo di liberare i prigionieri cristiani fatti schiavi dai musulmani, a tal fine, i mercedari aggiungevano ai tre voti consueti un quarto voto, detto “di redenzione”, mediante il quale si impegnavano a sostituire con la loro persona i prigionieri in pericolo di rinnegare la fede, perché schiavi dei musulmani. L’ordine venne approvato il 17 gennaio 1235 da papa Gregorio IX, che assegnò ai religiosi come norma fondamentale la regola di sant’Agostino.

La recollezione mercedaria sorse nel 1603 all’interno dell’ordine della Mercede come movimento di riforma da fra Giovanni Battista del SS. Sacramento, fra Michele delle Piaghe (che fonderà parecchi conventi in Sicilia, compreso quello di Agrigento e di Cattolica Eraclea), fra Luigi di Gesù e Maria, fra Giovanni di San Giuseppe, fra Sebastiano di San Giuseppe e fra Francesco della Madre di Dio, tutti spagnoli[2].

All’inizio cominciarono a riformare i conventi mercedari con l’approvazione dei capitoli provinciali, e poi con l’approvazione di papa Clemente VIII, il quale vietava di fondare un ordine diverso, ma di rimanere in quello esistente. Costituirono, in seguito a varie vicende, una famiglia religiosa autonoma dal 1621.

Al tempo dell’approvazione della fondazione del convento dei Mercedari Scalzi di Aragona, cioè nel 1668, era provinciale dell’ordine fra Giovanni Battista della Croce, che ritroviamo in un altro manoscritto da me studiato come definitore della Provincia di Sicilia nel 1664[3], mentre sarebbe stato superiore della casa fra Giacomo di San Tommaso, che nello stesso anno troviamo nell’organico dei religiosi[4].

Per prima cosa il Vescovo annunciava che gli furono presentate delle lettere con le loro esecutorie da parte del Re Carlo III, ancora minorenne, e della Regina reggente Marianna d’Austria contenenti l’autorizzazione al Vescovo di Agrigento da parte della Congregazione dei Cardinali di poter concedere, se constassero a lui «de necessariis requisitis ac de legittimis consensibus aliorum regularium forsan in praeditta terra existentium». Questa richiesta arrivava ai Cardinali da «don Baldassare Naselli Conte del Comiso e Signore della terra di Aragona della Diocesi di Girgenti», il quale affermava che «a maggior gloria di Dio, desidera fondare in detta sua terra di Aragona un convento dei Padri Scalzi di Nostra Signora della Mercede Redenzione de Cattivi stante non esservi altro Convento d’altra religione e per essere detta terra populata di cinque mila anime in circa et havendo assignato una Chiesa espedita di ogni lavoro di fabbrica e giugali ed esser stati assignati cinquecento scudi di rendita  per manitenimento di dodici religiosi, oltre le cotidiane elemosine, pertanto umilmente supplica l’Eminentie Vostre per l’opportuna licentia»[5].

L’autorizzazione della Congregazione dei Cardinali fu concessa il 18 novembre 1667 dal Card. Marzio Ginetti, fu presentata al Tribunale della Regia Monarchia di Palermo il 19 dicembre dello stesso anno. Così il Tribunale affermava che, volendo conformarsi alla lettera della Sacra Congregazione dei Cardinali, aveva provveduto ad eseguirla, affinché ogni cosa approvata dalla Congregazione fosse compiuta ed osservata.

Insieme a queste lettere, fu esibita al vescovo la lettera dei giurati di Aragona a lui indirizzata del 21 febbraio 1668, nella quale, oltre alla richiesta della fondazione del convento «delli PP. Reformati e Discalsi dell’Ordine di Nostra Signora della Mercè da fondarsi nella Venerabile Chiesa del SS. Rosario di questa predetta terra»[6], aggiungevano la rendita di onze annuali da dotare al convento, che ammontavano a 200:

«onze 60 annuali assegnateci da questa Università sopra questo populo per atto di assignatione nell’Atti di notar Archilio Chiarello habitatore di questa predetta terra a 31 luglio III ind. 1665, come anche per ordine del Real Patrimonio.

Secondariamente onze 40 annuali donati per l’illustre Signore don Baldassare Naselli, Conte del Comiso e Padrone di questa predetta terra per li medesimi atti del Chiarello nel sudetto giorno. E più onze 20 annuali assignati dal detto illustre Conte sopra li luoghi e barracche della fera che ogn’anno si fa nella festa di Nostra Signora del SS. Rosario in questa predetta terra per li suddetti Atti di Chiarello nel suddetto giorno, quantunque detti Padri per sgravarsi dal peso di esigere detti onze 20 e poi fare l’espentione di dette onze 20 e più nella detta festa del SS.mo Rosario, l’hanno perciò assignato alli fratelli della detta Venerabile Compagnia in detta Chiesa, acciò loro si adoprassero in far detta esigenza  et  espentione per detta festa. E più altre onze 20 annuali prommese per il detto illustre Conte in caso che non si esigessero da questuatione di formenti, orgio e musto, come per il medesimo contratto si vede.

Terzo: onze 60 ogn’anno assignati per il dottor Don Giacinto Garufo e Fratelli della Venerabile Compagnia di detto SS. Rosario esistente nella Chiesa suddetta, confirmati e assignati da detto ill.mo e rev.mo mons. Vescovo di Girgenti a dì 30 di luglio 1667, fatta detta assignatione di detti onze 60 per li suddetti Atti di Chiarello il dì 31 luglio III ind. 1665.

Quattro: Altre onze 5 di rendita ogn’anno donati da don Bartolomeo Galifi Barone di Rangiditi per donatione nell’Atti del suddetto di Chiarello il dì come sopra.  E, finalmente, detti Padri al presente hanno fabricato con l’aggiuto di detto Ill.stre Conte e di questo Populo un Hospitio grande che a suo tempo (edificato il Convento) detto Hospitio potrà poi a nostro parere e per relazione fatta da maestri di fabrica rendere alli Padri di detto Convento da fondarsi onze 15 in circa annuali con locarsi ad una o più persone. Di modo che tutta la suddetta rendita al presente importa onze 205 e, fatto il Convento, con li sopradetti onze 15 dell’Hospitio suddetto che hanno al presente, importerà onze 220»[7].

Tali rendite annuali bastavano a sostentare 12 religiosi per il nuovo convento, come da lettera acclusa al nostro documento del Provinciale dell’Ordine degli Scalzi di Nostra Signora della Mercede datata 23 febbraio 1668 e inviata al vescovo, affinché possa «con la sua benignità decretare la licenza e darli la sua benedizione per la fundatione di detto Convento con la spedizione di Bolle che li sarà di meritata Gratia, ut Altissimus»[8].

Ciò appreso, il Vescovo dispose che ogni cosa fosse realizzata attraverso una bolla emanata il 23 febbraio 1668, nella quale scriveva:

«Rev.do Patri Provinciali Reverendisque Patribus Religionis concedimus et impartimur auctoritate nobis concessa licentiam et benedictionem dictum Conventum fundandi in ea fundato permanendi et erectionem ac fundationem praedictam continuandi cum duodecim Religiosis saltem permanendis ad praescriptum dispositionis eiusdem Sacrae Congregationis in praeinsertis litteris et semper cum relatione ad eas salvis tamen nobis et successoribus nostris Jure visitandi et respectu talis juris, jurisditione competentibus iuxta provisionem factam in dorso memoriali dictorum Patruum die 30 Julii 1667 et seriem Actus in executionem dictae Provisionis dispositi»[9].

Affidava anche al vicario della terra di Aragona il mandato di far eseguire le sue disposizioni approvate e di mantenere nella fondazione i padri della Mercede, affinché nessuno possa impedire o perturbare il loro ingresso nel convento, o peggio espellere o escludere da ciò che loro spettava, punendo i facinorosi sotto pena delle censure canoniche.

Cosa possiamo rilevare dall’analisi di questo documento?

Prima di tutto il desiderio di avere la presenza dei padri Mercedari, non solo del Conte Naselli, ma di tutto il popolo, della Confraternita del Rosario, del Barone Garufi. Un desiderio che, come ho rilevato in uno studio sulla presenza della recollezione mercedaria in Sicilia, nasce da una stima ed esprime una devozione verso questi frati[10], tanto da richiederne 12, come gli apostoli, per l’Ospizio costruito per loro con l’aiuto del Conte Naselli e del popolo stesso.

In secondo luogo rileviamo che è la prima presenza religiosa ad Aragona, dopo quella brevissima dei francescani osservanti nel convento del Carmine (1636). È scritto chiaramente «stante non esservi altro Convento d’altra religione e per essere detta terra populata di cinque mila anime»[11]. Quindi quasi una scelta mirata, ponderata: «Noi vogliamo i Mercedari Scalzi». In Sicilia le prime fondazioni furono fatte da fra Michele delle Piaghe, uno dei cinque fondatori della recollezione mercedaria, considerato santo già in vita e chiamato venerabile subito dopo la morte[12]. Nella nostra Diocesi i mercedari arrivarono prima in Agrigento (1613-14), poi a Cattolica Eraclea (1614-1615), e furono fondati proprio da fra Michele delle Piaghe. La loro fama, si sarà diffusa in Diocesi, per essere frati che aiutavano i poveri, i carcerati, che davano la loro stessa vita per riscattare i cristiani fatti schiavi dai musulmani. Una presenza che si fa testimonianza. Tanto che ad Aragona saranno presenti istruendo i più poveri, che non potevano permettersi un’istruzione. Sarà forse stato anche questo uno dei motivi che spinse il Conte Naselli a scegliere i Mercedari, anziché i domenicani, oppure i carmelitani, i gesuiti o altri ordini.

In terzo luogo rileviamo, sebbene si dica che abbia voluto la presenza dei Mercedari ad Aragona[13], un ruolo quasi marginale della confraternita del Rosario, che nel nostro documento troviamo solamente nella dote di 60 onze annuali e nella riscossione delle 20 onze per la fiera della festa del Rosario. Sarà forse perché avevano accondisceso alla volontà del Conte e questo sarà poi il motivo che porterà la Confraternita alla fondazione di un’altra Chiesa sotto il titolo della Madonna del Rosario nel 1689? In tale richiesta al Vescovo del 26 febbraio 1689, scrivevano i confrati «che per la rovina notabile che minaccia la chiesa di detta compagnia vonnu fabricare un’altra chiesa nova sotto il medesimo titolo»[14]. Questa “rovina notabile” può essere interpretata o come dei problemi statici[15], ma è molto improbabile, dato che sarebbe rimasta funzionante con la presenza dei padri mercedari, oppure, più probabilmente, era la risaputa “rovina” dei rapporti tra la confraternita e i mercedari, forse perché la devozione alla Madonna della Mercede stava per offuscare quella alla Madonna del Rosario. Una nota stonata, purtroppo, nella storia religiosa di Aragona, ma che manifesta, al di là delle divergenze, una devozione alla Madonna del Rosario e alla preghiera di questo, forte, che non vuole essere soppiantata dalla devozione alla Mercede, ma vuole continuare a vivere, trapiantandosi in un altro quartiere per assicurarne la sopravvivenza[16].

Infine rileviamo nella bolla del Vescovo Ignazio D’Amico la sua ferma volontà, affinché le disposizioni proprie e della Sacra Congregazione dei Cardinali siano rispettate, tanto da ordinare:

«Rev.do Vicario Terrae Aragonae quam aliis omnibus quibus est mandandum quatenus debeant ratione executionis praedictae vos praedictos Patres in eadem fundatione manutenere circa ipsam non impedire et quosvis impedientes et perturbantes expellere et excludere sub poenis et censuris canonicis circa praemissa statutis, et sic circa omnia praemissa ad omnem praedictae licentiae evidentiam pro ipsa fundatione presentes Bullas expediri mandavimus nostris subscriptione et sigillo nostro quo utimur munitas et expeditas in nostro Agrigentino Palatio»[17].

Così si immettono i padri dell’Ordine della Beata Maria Vergine della Mercede in Aragona, con tutto ciò che questo comporterà. Continuiamo la nostra ricerca con qualche altro documento.

Anzitutto, presso il nostro Archivio, nelle Visite Pastorali, troviamo dieci anni dopo, il 21 ottobre 1677 la visita di Mons. Rihni alla Chiesa del SS. Rosario, nella quale, si dice, di recente essere stato fondato il Convento di Santa Maria della Mercede. E troviamo nella descrizione l’Altare Maggiore con l’immagine «lignea aurata della Beata Maria Vergine del SS. Rosario». In questo altare vi era l’obbligo per i frati della Mercede di celebrare la S. Messa il giorno della festività. Si annota che la Confraternita aveva ceduto i propri redditi ai Regolari «cum reservatione visitationis Ordinarij». Poi l’Altare del SS. Salvatore, dove vi si trovava un tabernacolo con l’immagine lignea. L’Altare della Natività di Nostro Signore, l’Altare delle Anime del SS. Purgatorio e l’Altare di S. Vincenzo Ferreri[18]. Devozioni che successivamente troveremo in altre Chiese costruite all’uopo o nella nuova chiesa del Rosario[19].

Altri documenti del 17 dicembre 1695 ci indicano la presenza di alcuni mercedari ad Aragona ai quali è concessa la facoltà di confessare tutti i fedeli e di assolvere dai casi riservati in Aragona, Comitini, S. Caterina, S. Cataldo e Cattolica, questi sono: Padre fra Clemente dei Ss. Cosma e Damiano, Padre fra Fortunato di Gesù e Maria, Padre fra Raimondo di S. Girolamo, Padre fra Antonio di S. Marco[20].

Naturalmente, come abbiamo potuto rilevare nella visita pastorale del 1677, il vescovo aveva diritto di visita perché la Confraternita del Rosario aveva ceduto i propri redditi ai padri della Mercede, essendo venuta a mancare questa presenza della Confraternita, il vescovo non andrà più a visitare la Chiesa dei padri mercedari, ma la nuova Chiesa del Rosario dove risiedeva la confraternita e che era sotto le cure pastorali dei sacerdoti diocesani[21].

Al termine di questa nostra disamina storico-documentale vogliamo guardare al passato per proiettarci verso il futuro, non commettendo gli errori compiuti dai nostri predecessori.

Quali elementi positivi possiamo rilevare da questa ricerca?

In prima istanza la devozione alla Beatissima Vergine Maria. Sotto qualunque titolo la veneriamo è la devozione più bella, più genuinamente evangelica, più dolce che ci possa essere. È stato Gesù stesso a metterci sotto la sua custodia: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26), dirà a sua madre sotto la croce, indicandogli il discepolo amato. Oggi siamo noi a doverla accogliere come madre: «Figlio, ecco tua madre» (Gv 19,27).

La riapertura di questa Chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria ci deve ricordare proprio questo essere a lei affidati e accoglierla nella nostra vita, in particolare con la preghiera del Rosario, primo titolo di questa Chiesa, e con la spiritualità mercedaria. Ricordate il quarto voto, detto “di redenzione”, mediante il quale si impegnavano a sostituire con la loro persona i prigionieri in pericolo di rinnegare la fede? Bene. Ecco la nostra spiritualità mercedaria oggi: dobbiamo offrire noi stessi per redimere gli altri, affinché tutti conoscano Cristo, al di là di ogni campanilismo o di appartenenza a questo o a quel gruppo, è quello che ci ha ordinato Gesù: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 13,34), fino a donare tutto noi stessi. Questo ci insegna la Beatissima Vergine, che veneriamo sotto il titolo della Mercede, e come disse ai servitori a Cana oggi dice anche a noi: «Fate quello che lui vi dirà» (Gv 2,5).

 

_______________________

* Relazione tenuta dal Direttore dell’Archivio il 16 giugno 2026 presso la Chiesa della Mercede di Aragona in occasione della riapertura al culto della stessa.

[1] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 480v-482v.

[2] A. Rubino, v. «Mercedari Scalzi», in Dizionario degli Istituti di Perfezione, V, 1228-1232.

[3] Cfr. G. Lentini, Li padri scalzi di Nostra Signora della Mercede. Nuovi apporti alla storia della recollezione mercedaria in Italia, in «Analecta Mercedaria», 34-35 (2016-2017), volume monografico, 10.

[4] Cfr. Ivi, 12.

[5] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 480v.

[6] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 481 r.

[7] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 481 r-v.

[8] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 482 r.

[9] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 482 r-v: «al Reverendo Padre Provinciale e ai Reverendi Padri della Religione Noi concediamo e destiniamo in virtù dell’autorità a noi conferita, la licenza e la benedizione di fondare il suddetto convento, di rimanervi e di continuare l’erezione e la fondazione di cui sopra con almeno dodici Religiosi, di rimanervi in ​​conformità con le prescrizioni della Sacra Congregazione nelle lettere preinserite e sempre con riferimento ad esse, tuttavia, fatto salvo a noi e ai nostri successori il diritto di visita e, rispetto a tale diritto, la competenza giurisdizionale secondo la disposizione posta sul retro del memoriale dei suddetti Padri il 30 luglio 1667 e la serie di atti predisposti in esecuzione di detta disposizione».

[10] G. Lentini, Li padri scalzi di Nostra Signora della Mercede. Nuovi apporti alla storia della recollezione mercedaria in Italia, in «Analecta Mercedaria», 34-35 (2016-2017), volume monografico, LIII.

[11] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 480v.

[12] G. Lentini, Li padri scalzi di Nostra Signora della Mercede. Nuovi apporti alla storia della recollezione mercedaria in Italia, in «Analecta Mercedaria», 34-35 (2016-2017), volume monografico, 15.19.

[13] A. Giacco – G. Giacco, Aragona sacra e profana, dalle sue origini alla fine del Settecento, Aragona 1991, 28.

[14] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1688-89, 562v.

[15] Cfr. M.C. Parello, La Mercede e il suo convento, in Beata Virgo de Mercede dicata. La Mercede e Aragona dal 1623 a oggi, a cura di A. Chillura e altri, Palermo 2024, 15.

[16] Cfr. G. Seminerio, La storia della Chiesa del Rosario. Metafora di una storia cittadina, in Aragona e il suo Rosario. Metafora del Paese, a cura di A. Chillura – A- Cacciatore – G. Seminerio, Aragona 2018, 38-40.

[17] ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1667-68, 482v: «Al Reverendo Vicario della Terra d’Aragona e a tutti coloro ai quali è necessario ordinare di mantenere i suddetti Padri nella stessa fondazione in ragione dell’esecuzione della suddetta, di non ostacolarla e di espellere ed escludere chiunque la ostacoli e la disturbi sotto le pene e le censure canoniche stabilite riguardo ai predetti statuti, e quindi riguardo a tutto quanto è stabilito, per ogni evidenza della suddetta licenza, abbiamo ordinato che le presenti Bolle siano emesse e spedite per la stessa fondazione, munite della nostra firma e del nostro sigillo nel nostro Palazzo di Agrigento».

[18] ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1677-78, 310v-311r.

[19] Come per esempio nella visita di Mons. Gioeni il 28 aprile 1733 troviamo nella Chiesa del SS. Rosario, sicuramente già la nuova Chiesa, l’Altare Maggiore, ove si trovano il SS. Sacramento e l’Immagine della Madonna del SS. Rosario, l’Altare del SS. Crocifisso, l’Altare di Sant’Eligio, ut dicitur “Aloi”, l’Altare di S. Francesco Saverio, l’Altare di S. Calogero e l’Altare del SS. Salvatore. Cfr. ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1733, 14r-v.

[20] ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1692, 330v.

[21] Cfr. ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1733 e seguenti.

Ultimo aggiornamento

17 Giugno 2026, 21:09

Accessibilità