Notizie circa la Chiesa di San Pietro di Agrigento*
Data:
23 Dicembre 2025
Abbiamo notizie dell’esistenza della Chiesa di San Pietro di Agrigento già agli inizi del 1300. Apprendiamo dalle riscossioni delle decime da parte della Sede Apostolica nel 1308 che il presbitero Opicio pagava per questa Chiesa 21 tarì e 6 grana[1]. Quindi vi era già una Chiesa di San Pietro, ma non sappiamo quando fu elevata a chiesa parrocchiale. È probabile che già lo fosse, giacché nello stesso periodo, alla morte di Federico II Chiaramonte, dagli eredi vengono rogati degli atti, che distinguono la città in 4 parti: Terravecchia, la zona della cattedrale fino alla bibirria, e i tre borghi, detti anche rabbati di S. Michele, di S. Pietro e di S. Francesco[2].
Nel 1540 nella Visita Pastorale di Mons. Tagliavia, la troviamo nominata già Chiesa Parrocchiale, sebbene le registrazioni nei libri parrocchiali partano dal 1577, dopo le prescrizioni del Concilio di Trento. E doveva anche essere una Chiesa ricca, giacché il lungo elenco d’inventario ci propone una variegata suppellettile in argento e di parati in nobili tessuti. Poche notizie troviamo circa la presenza dell’altare del Santissimo Sacramento, di San Pietro, di San Paolo, quattro altaretti portatili e le cappelle dei Santi Giovanni e Paolo, di Sant’Ambrogio, di San Paolo e dei Santi Simone e Giuda[3].
Naturalmente non sempre le cose rimanevano come erano descritte nelle visite precedenti. Cambiavano i parroci, cambiavano i benefattori e mutavano le devozioni ai santi, così più di 100 anni dopo, nella visita pastorale del 1667 di Mons. Ignazio D’Amico troviamo scritto:
«Post visitationem sedium confessionalium, dominatio sua illustrissima et reverendissima, accessit ad visitanda altaria et primo visitavit Altare majus sub titulo SS. Sacramenti, … Visitavit inde altare sub titulo S. Blasii episcopi et martyris … visitavit altare Sanctae Mariae de Itria et altare Sanctae Mariae de Gratia existens in sacello ad alam dexteram ipsius Ecclesiae … Iussit ut in omnibus altaribus … appendatur super eis baldacchinum ubi tamen deest et a parte inferiori pro aliis cuiuscumque altaris iussit apponi cornicem ligneam vulgo la pedana… Item iussit fieri in altari in sacello sub titulo Sanctae Mariae de Gratia gradum pro candelabris collocandis et in uno quoque ex supradictis altaris iussit fieri fenestellam pro ponendis urceolis et campanula pro servitio missae. Item iussit ut in dicta Ecclesia erigatur alium altare sub titulo et invocazione Sancti Petri Apostoli cum icona dicti sancti titulari ipsius Ecclesiae pro complendo numero quinque altarium pro consequendis indulgentiis stationum bullae sanctissimae cruciatae… Adest erecta in dicta sacristia in parvo oratorio sodalitas laicorum sub titulo Sanctissimi Sacramenti…»[4]
Dieci anni dopo, nella visita di Mons. Francesco Maria Rini, troviamo ancora un cambiamento:
«Visitavit dominatio sua illustrissima Altare maius ubi adest erecta sodalitas sub titulo Sanctissimi Sacramenti… Visitavit inde altare Sancti Blasii, altare Sancti Petri, altare Sancti Francisci de Assisi et altare Sanctae Mariae Gratiarum in sacello particolari…»[5]
Notizie più approfondite le troviamo nella successiva vista pastorale di Mons. Lorenzo Gioeni nel 1732, che mi appresso a leggervi: «Contiene detta Chiesa parrocchiale numero cinque cappelle, cioè nell’altare maggiore, seconda di San Pietro titolare di detta chiesa Parrocchiale… cappella di San Biagio… quarta cappella del Santissimo Crocifisso… cappella della Beatissima Vergine…
…
Il titolo del Beneficio Curato di questa città di Girgenti sotto il nome di San Pietro non se ne tiene scrittura.
Li confini di detta Parochia incominciano dalli muri rotti sopra la Porta del Ponte, tirano per sopra il Monastero sotto titolo dello Spirito Santo per innanzi la casa dove al presente habita Don Gerardo Sterlino, scende per sotto la Chiesa del Purgatorio, arriva sotto il Tocco casa delli Giurati per sino al muro dell’Altare Maggiore di Santa Lucia seu di Santa Maria di Porto Salvo e gira sino alla Porta del Ponte. Ben vero si è che sotto le mura della Porta di Pannittiere vi era anticamente habitatione e si chiamava il Casale, e questo era ed entrava nella Parochia di S. Pietro.
Di più, fuori la Porta del Ponte, ove attualmente vi sono l’artificii del salnitro, era de membris di detta Parochia e per potenza le fu levata dal Rev.mo Capitolo.
…
La Chiesa è fabricata di pietra e taijo, arrizzato di calcina, il pavimento di gisso, restaurata e redutta in miglior forma dalla magnifica e pastorale carità e paterno zelo della felice memoria di Monsignor La Pegna con haverci dato a tal fine onze quaranta, e prevenuto della morte non potè compire il suo desiderio verso detta Parochia. Possiede la casa dove habita il Parocho con suo giardinello, confinante l’una parte con il trappeto del dottor Prestileo, il quale minaccia rovina ed è necessaria la providenza»[6].
Fin qui le notizie che abbiamo appreso riguardano l’antica costruzione della Chiesa di San Pietro, non questa che ammiriamo adesso. Dovremo aspettare la fine del 700 per avere notizie della nuova costruzione. Tali notizie ci arrivano da una richiesta datata 22 giugno 1773, fatta dai Confrati della Confraternita del Sacramento, alla quale risponde il vescovo con un Decreto per il quale si permette ai Confrati del SS.mo Viatico, stabiliti nella Chiesa di S. Pietro, di erogare dalla loro cassa onze 20 per la nuova fabbrica di detta Chiesa, coll’obbligo di farvi in essa una sepoltura per uso degli stessi[7].
Voglio qui sottolineare come ancora nel 1700 le chiese venissero orientate con l’abside verso oriente. In un articolo recentemente pubblicato ho approfondito tale argomento, mentre in «uno studio in fieri circa la Basilica dell’Immacolata di Agrigento, costruita alla fine del 1700, non ho potuto non notare che la chiesa è orientata verso est. Dagli studi compulsati in merito si rileva che l’orientamento dipendeva da giorni stabiliti, come afferma il Nissen. Ad una misurazione dell’angolo di orientamento della chiesa in oggetto, una volta chiesa di san Francesco, la data del 4 ottobre non corrispondeva all’angolo del sorgere del sole, né al 25 marzo, come poteva essere d’uso. Un’intuizione mi portò a verificare la data del giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, che già dai primi del 1700 si venerava nella basilica, e ho potuto constatare come l’angolo di orientamento della chiesa corrispondeva perfettamente all’angolo del sorgere del sole per l’8 dicembre. Se ciò può sembrare una coincidenza, sulla stessa via sorge questa chiesa, sede della parrocchia fino alla metà del ‘900, dedicata a san Pietro; seguendo la stessa metodologia di analisi dell’orientamento dell’abside ad est, ho potuto rilevare che è orientata non al 29 giugno, come si potrebbe credere, ma al 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro»[8].
Tornando alla costruzione della nuova Chiesa, quella che ammiriamo, fu una fabbrica che durò parecchi decenni, giacché circa 60 anni dopo apprendiamo da un atto del 9 luglio 1832 la rinnovazione dell’atto di soggiogazione che fa la Chiesa Parrocchiale di S. Pietro, rappresentata dal suo Parroco don Antonio Campagna, in favore della pia eredità di Giovanni Gozza per le onze 358.20, mutuatesi per portare a compimento i lavori di detta Chiesa, «che da gran tempo ritrovasi imperfetta». Pertanto, vennero presentate le relazioni dei falegnami, dei marammieri. Così per «terminare di stucco l’interiore di detta Chiesa» servivano: «calce rustica, calcesina di Sciacca, gesso, arena, maestrie», poi «mattoni a balate pel pavimento della Chiesa incluso il presbiterio e la navata della Chiesa… balate pelli gradini dell’altare maggiore e cancellata e per quattro altari piccoli», poi battistero, sacrestia e stanza per il parroco, maestrie, gesso, colla e tutto quanto poteva servire per completare una fabbrica maestosa, come oggi possiamo intravedere da ciò che ne rimane, per un totale di 281 onze e 4 tarì. Poi bisognava anche la maestranza dei falegnami per il portone e le porte, quindi tavoloni di noce per l’ossatura e cornice, e di castagno per l’intavolatura, cardini, succheri, chiodi, colla, predelle per gli altari in tavole di abete e di faggio per un totale di 77 onze e 8 tarì[9].
Così attraverso la pia eredità di Giovanni Gozza si riuscì a completare tale costruzione che adesso ammiriamo con i nostri occhi. Una Chiesa dove tanti uomini si sono santificati nel corso dei secoli e che per varie vicissitudini, per un periodo, ha perso lo scopo per cui fu costruita a causa della caduta del tetto, ma ha mantenuto la magnifica aura sacra che traspare dalla possente facciata, dai ricchi ornamenti in stucco e dagli affreschi di Giuseppe Crestadoro che possiamo e potremo ammirare in questo luogo consacrato, che continua ad essere Chiesa, cioè luogo di preghiera, ma oggi diventa anche spazio dove la cultura, l’arte, il dramma, divengono dialogo tra il sacro, ciò che è di Dio, e il profano, nel senso più etimologico del termine cioè ciò che sta fuori il luogo sacro, per evangelizzare attraverso queste espressioni dell’ingegno umano, rimanendo fedeli al comando del nostro Salvatore Gesù Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15).
* Breve intervento tenuto il 27 ottobre 2025 dal Direttore presso la Chiesa di San Pietro di Agrigento in occasione della presentazione dei Poli Culturali della Diocesi, dal titolo “L’Edificio Chiesa tra culto e cultura”.
[1] P. Sella, Rationes decimarum. Sicilia, 108.
[2] G. Picone, Memorie storiche agrigentine, 481-484.
[3] ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1540-1541, 25v-27r.
[4] ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1667-69, c. 27r-28v.
[5] ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1677-78, c. 21r-24r.
[6] ASDA, Visite Pastorali, Reg. Vis. 1732 vol.1°, c. 369r-v.
[7] ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1773, 617r.
[8] Cfr. G. Lentini, Elementi di trascendenza nell’architettura paleocristiana e bizantina di Agrigento, in L. Lauricella Ninotta – T. Pace – G. Todaro (a cura di), L’uomo. Cumulo di bisogni o anelito alla trascendenza?, Trapani 2025, 37-69.
[9] Cfr. ASDA, Atti dei Vescovi, Reg. 1832, 130.
Ultimo aggiornamento
23 Dicembre 2025, 08:30
Archivio Storico Diocesano 